Notifica telematica della sentenza: necessario anche il deposito dei messaggi PEC con annesse ricevute

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 26951/19, depositata il 22 ottobre, ha espresso il seguente principio nell’ambito delle notifiche telematiche: “Ai fini della procedibilità del ricorso, è necessario il tempestivo deposito non solo della copia autentica della sentenza di appello, ma anche dei messaggi di spedizione e ricezione a mezzo PEC della stessa con le annesse ricevute.”

Deposito dei messaggi PEC.

La Corte di Cassazione dichiara il ricorso improcedibile, ritenendo sussistente la violazione dell’art. 360, comma 2, n. 2, c.p.c. poiché non risulta depositata la copia autentica della sentenza con la relazione di notificazione, avendo il ricorrente depositato solo copia della sentenza di appello senza la relata di notifica e, in caso di notifica avvenuta a mezzo PEC, anche il messaggio di avvenuta ricezione con la relativa attestazione di conformità.

Nell’affermare ciò, gli Ermellini richiamano un precedente giurisprudenziale molto recente, ovvero la sentenza n. 8312/2019 delle Sezioni Unite, le quali, riferendosi all’ipotesi in cui la sentenza impugnata sia stata notificata mediante Posta Elettronica Certificata, precisano che per la procedibilità del ricorso è necessario il deposito tempestivo della copia della relata della notificazione telematica e del corrispondente messaggio PEC con annesse ricevute (anche senza attestazioni di conformità), tenendo conto che solo così il ricorrente avrà la facoltà di provvedere al deposito fino all’udienza dell’attestazione di conformità dei messaggi cartacei. Conseguentemente, il ricorso sarà improcedibile anche quando, pur essendo stata depositata la copia autentica della sentenza che si assume essere stata notificata, non siano tuttavia stati depositati nel termine previsto dall’art. 369 c.p.c. anche i suddetti messaggi PEC con le relative ricevute.

Nel caso di specie, la Corte rileva che risulta prodotta solo la copia della sentenza di appello, senza alcuna traccia delle copie cartacee dei messaggi di spedizione e ricezione mediante PEC della medesima, né nella produzione del ricorrente né in quella della parte controricorrente.

La Corte dichiara il ricorso improcedibile.