Con l’ordinanza n. 24160 del 27 settembre 2019 la Corte di Cassazione, richiamando la sentenza n. 3709/2019, ha ribadito il principio secondo cui in tema di notifiche telematiche è idoneo alla produzione di effetti soltanto il ReGindE (Registro generale degli Indirizzi Elettronici), escludendo che si possa fare ricorso agli indirizzi tratti dall’INI-PEC (Indice nazionale degli indirizzi id posta elettronica certificata).

Per una valida notifica tramite PEC si deve estrarre l’indirizzo del destinatario solo dal pubblico registro ReGIndE, il Registro Generale degli Indirizzi elettronici gestito dal Ministero della Giustizia, e non dal pubblico registro INI-PEC.

Secondo la Suprema Corte, solo l’indirizzo estratto dal ReGIndE è qualificato ai fini processuali e idoneo a garantire l’effettiva difesa.

Per i Giudici di Piazza Cavour deve ritenersi nulla la notificazione di un atto giudiziario a un indirizzo PEC riferibile (a seconda dei casi) alla parte personalmente o al difensore, ma diverso da quello inserito nel ReGIndE, restando del tutto irrilevante la circostanza che detto indirizzo risulti dall’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata.

Il Presidente del CNF Andrea Mascherin, ha subito inviato una “richiesta chiarimenti” al primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione, specificando come la validità dell’INI-PEC ai fini delle notifiche telematiche si rileva di assoluta importanza laddove, come sottolineato dal Presidente del CNF, «da tale elenco è pertanto possibile estrarre l’indirizzo PEC ai sensi dell’art. 3-bis della l. 53/1994, ed è peraltro l’unico elenco pubblico dal quale è possibile estrarre gli indirizzi di Posta Certificata delle Imprese e degli Enti Pubblici, non inseriti nel ReGIndE, che, come specificato nel portale dei servizi telematici gestito dal Ministero della Giustizia, contiene esclusivamente i dati identificativi nonché l’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) dei soggetti abilitati esterni»