Sul tema la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23391/19, depositata il 19 settembre ha stabilito che “Nel caso in cui sulla sentenza siano apposte due date di deposito va individuata l’effettiva data di pubblicazione poiché è l’unica che rileva ai fini della decorrenza del termine per impugnare. Tale compito spetta al giudice «sulla scorta degli elementi fattuali versati in atti dalle parti ovvero anche mediante accertamento d’ufficio presso la cancelleria competente, ovvero utilizzando il canone dell’onere della prova».

Nel caso di specie nell’ambito di una procedura esecutiva immobiliare, la Corte d’Appello di Bologna ha ritenuto tardivo il gravame proposto rispetto alla prima delle due date di avvenuto deposito del provvedimento di prime cure presenti sulla sentenza precedentemente emessa dal Tribunale bolognese. Avverso la decisione viene proposto ricorso in Cassazione lamentando che la Corte d’Appello di Bologna ha individuato nella prima delle due date apposte sulla sentenza quella relativa all’avvenuto deposito (rispetto alla quale l’appello è risultato tardivo), trascurando la data posteriore riportante la precisazione di “pubbl.”, senza accertare in quale data fosse avvenuta effettivamente la pubblicazione del provvedimento.

La Suprema Corte di Cassazione ritiene fondato il motivo e precisa che la sentenza impugnata riporta due date di deposito, di cui la seconda, rispetto alla quale l’appello risulta tempestivo, con accanto la precisazione “pubbl.”. Osservano i Giudici che la Corte territoriale ha fatto riferimento alla pronuncia n. 13794/12 delle Sezioni Unite ma tale orientamento ha subito un arresto con la successiva decisione del medesimo organo (n. 18569/16). Quest’ultima pronuncia ha evidenziato come la sentenza diviene esistente solo quando pubblicata e iscritta sul Registri di cancelleria.
La Cassazione specifica che nel caso in cui la sentenza riporti due date di deposito va individuata l’effettiva data di pubblicazione poiché è l’unica che rileva ai fini della decorrenza del termine per impugnare.

Il compito di individuare tale data è posto in capo al Giudice d’Appello «sulla scorta degli elementi fattuali versati in atti dalle parti ovvero anche mediante accertamento d’ufficio presso la cancelleria competente, ovvero utilizzando il canone dell’onere della prova».
Nel caso di specie la Corte d’Appello non ha operato alcun approfondimento ai fini della verifica della data di pubblicazione pur in presenza della specifica annotazione “pubbl.” accanto alla seconda data. La suddetta verifica appare assolutamente di rilievo poiché l’effettiva pubblicazione è avvenuta in una data successiva a quella ritenuta dai giudici, posto che rispetto alla seconda data il gravame risultava tempestivamente mosso.
Alla luce di ciò il ricorso viene accolto e la sentenza cassata e rinviata ad altra sezione della Corte d’Appello di Bologna.