La Corte di Cassazione con sentenza n. 13606/19, depositata il 21 maggio, ha stabilito che “ laddove sopraggiunga l’annullamento della procedura di gara, le prestazioni già eseguite secondo le previsione dei contratti stipulati a valle restano produttive di effetti in ragione del rapporto sinallagmatico tra le parti”.

Una S.p.a. otteneva decreto ingiuntivo per le somme dovute per la fornitura di energia elettrica a favore dell’allora INPDAP, ora INPS, il quale proponeva opposizione. Il Tribunale di Roma, come poi anche la Corte d’Appello, accoglieva l’opposizione e revocava il decreto ingiuntivo per nullità del contratto stipulato tra le parti, in esito a procedura a trattativa ristretta, successivamente annullata dal giudice amministrativo.
La Società ha dunque proposto ricorso per cassazione.

I Giudici di merito hanno affermato che, posta la nullità del contratto originariamente stipulato tra le parti, nulla fosse dovuto alla Società per le forniture effettuate in esecuzione dello stesso.

Gli Ermellini rilevano però come la decisione non abbia adeguatamente tenuto in considerazione che gran parte delle prestazioni corrispettive previste dalla fonte negoziale erano già state eseguite alla data in cui sopravvenne l’annullamento della procedura di gara.

Sottolinea dunque il Collegio che il tema è disciplinato dalla c.d. direttiva ricorsi n. 2007/66/CE, recepita dal d.lgs. n. 163/2006 e dal d.lgs. n. 50/2016. In tale contesto, la giurisprudenza del giudice amministrativo afferma che, nei casi di annullamento delle procedure di gara, le prestazioni eseguite in virtù dei contratti stipulati a valle di esse restano produttive di effetti in ragione del rapporto sinallagmatico tra le parti.

Di conseguenza, a fronte dell’effettuata prestazione da parte del soggetto privato, la controparte pubblica non può “nascondersi” dietro la sopravvenuta pronuncia di invalidità ma deve ritenersi comunque obbligata alla propria controprestazione.

In altre parole, l’annullamento della procedura di gara da parte del giudice amministrativo costituisce «ipotesi di inefficacia successiva che agisce retroattivamente ma incontra il duplice limite delle situazioni soggettive che si siano già consolidate in capo ai terzi fino alla domanda volta a far dichiarare l’inefficacia trovando adeguati addentellati normativi, come la dottrina evidenzia, negli artt. 1452, 1458, comma 2 e 1467 e 2901, comma 4, c.c. e delle prestazioni già eseguite nei negozi di durata».

Nel caso di specie la caducazione della gara pubblica, pur incidendo sul contratto di appalto, non era idonea ad pregiudicare il diritto alla controprestazione della parte che aveva comunque eseguito la sua prestazione precedentemente. Per questi motivi, la Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione.