I carabinieri hanno notato un uomo «zigzagava con la macchina», hanno subito provveduto a fermarlo e il successivo controllo ne ha fatto emergere la «condizione di ebbrezza».

L’automobilista finito sotto processo a seguito di un controllo dei carabinieri viene ritenuto colpevole di «guida in stato di ebbrezza». Consequenziale la pena, ossia «quattro mesi di arresto, 1.000 euro di ammenda e sospensione della patente per due anni».

Opposta, ovviamente, la lettura data dal difensore dell’automobilista.

Secondo il legale è impossibile catalogare il suo cliente come «conducente», poiché «si deve essere alla guida e occorre altresì circolare» col proprio mezzo, e non semplicemente «essere al posto di guida», e, invece, in questo caso, la vettura era ferma.

E a questo proposito il legale contesta la visione, tracciata in Appello, secondo cui «la ‘fermata’ costituisce una fase della circolazione».

L’obiezione non convince affatto i Giudici della Cassazione, i quali, invece, tengono a ribadire che «la ‘fermata’» rappresenta, senza dubbio, «una fase» della circolazione stradale, e quindi è logico parlare di «guida in stato di ebbrezza» anche per il conducente del veicolo che non è momentaneamente in moto.

Nessun dubbio per i giudici: la ‘fermata’ è valutabile come una fase della circolazione stradale. Di conseguenza, è logico parlare di “guida in stato di ebbrezza” anche per il conducente di una vettura che non è in movimento.

E così, applicando questo principio, un automobilista è stato condannato definitivamente a quattro mesi di arresto e 1.000 euro di ammenda, con annessa sospensione della patente per due anni (Cassazione, sentenza n. 25140/19, sez. IV Penale, depositata oggi).