Dopo il rigetto sia dal Tribunale che dalla Corte di Appello, è giunta all’attenzione della Terza Sezione della Cassazione Civile la vicenda relativa una domanda di risarcimento proposta nei confronti del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, nonché dell’istituto scolastico, a cui si aggiungeva la chiamata in garanzia della compagnia assicuratrice società Allianz s.p.a., avanzata da dei genitori a seguito del sinistro nel quale era rimasto coinvolto il figlio minorenne durante ad un torneo di pallamano organizzato dalla propria scuola, poiché lo stesso «[…] cadeva a terra andando ad urtare contro una panchina, riportando lesioni alla bocca».

Con l’ordinanza n. 8893 del 10 aprile 2019, la Cassazione – nel respingere il ricorso – ha ribadito la corretta scelta della Corte di Appello che, nell’esercizio dei poteri ad essa spettanti, ha saggiamente considerato l’evento come rientrante nell’alea normale dell’attività sportiva a cui aveva preso parte lo studente («l’incidente è avvenuto per una ragionevole causa fortuita, legata alle fisiologiche modalità di gioco della pallamano»: lo studente infatti stava rincorrendo un avversario con la palla).

La presenza di tale panchina non è stata perciò considerata una negligenza addebitabile alla scuola.

Ciò che più preme ribadire in questa sede è tuttavia l’orientamento che sembra essersi consolidato in tema di infortunio scolastico, ricordando che ai fini della configurabilità della responsabilità a carico della scuola ex art 2048 c.c. è necessario in primis che la scuola non abbia predisposto tutte le misure idonee ad evitare il fatto e, in secundis, che il danno sia conseguenza dell’illecito di altro studente impegnato nella gara. Ma non finisce qui: è stato infatti ricordato il principio in forza del quale sussiste responsabilità dell’agente qualora l’atto sia compiuto lo specifico scopo di ledere (configurabile anche qualora non sia integrata una violazione delle regole dell’attività svolta). Di conseguenza, non sussiste responsabilità se le lesioni siano l’effetto di un atto posto in essere senza volontà di ledere e senza alcuna violazione delle regole dell’attività, oppure nel caso in cui – nonostante si sia in in presenza di una violazione delle regole proprie dell’attività specifica specificamente svolta – l’atto rientri nell’alea normale dell’attività medesima.

Infine, con riferimento all’onere della prova la sentenza in commento ha ribadito che, mentre spetta all’infortunato la prova dell’illecito commesso da altro studente, è a carico della scuola la prova del fatto impedivo, ossia – come si è detto – l’aver predisposto tutte le cautele idonee ad evitare il fatto.