La suprema corte con ordinanza n. 7097/2019 ha statuito che “Se il marciapiede è in condizioni precarie, allora è necessario passeggiare con cautela”.

La Cassazione, ha respinto definitivamente la richiesta di risarcimento avanzata da una donna nei confronti del Comune di Monza. Per i Giudici il capitombolo da lei subito va attribuito esclusivamente alla scarsa attenzione prestate al dislivello presente sul marciapiede e facilmente visibile.”(Cassazione, ordinanza n. 7097/19, sez. VI Civile – 3, depositata oggi).

Ricostruito l’episodio, verificatosi a Monza, in Tribunale il Comune viene condannato a risarcire la donna «caduta a causa di una buca presente sul marciapiede». Questa decisione viene però ribaltata in Appello, laddove i Giudici osservano che «la donna non aveva prestato la dovuta attenzione, comunemente esigibile dai pedoni» e concludono che ella «aveva determinato l’evento lesivo».
Decisiva, in particolare, l’osservazione secondo cui «il pericolo poteva essere agevolmente evitato, essendo costituito da un dislivello – ampiamente visibile e prevedibile – del marciapiede».

A questo proposito, i Giudici sottolineano «la presenza di illuminazione pubblica» sul luogo dell’incidente e «l’assidua frequentazione» di quella zona da parte della donna, che, difatti, «aveva riferito di conoscere bene che il marciapiede presentava dissesti».

La vittoria del Comune viene sigillata dalla Cassazione, che respinge il ricorso proposto dal legale della donna.

Per i Giudici del Palazzaccio, difatti, è corretto il ragionamento tracciato in Appello.
In sostanza, come certificato dalla documentazione fotografica, è emerso che «la pavimentazione era caratterizzata da modesti dislivelli nella superficie, ampiamente visibili e, comunque, facilmente superabili con l’attenzione ordinaria esigibile» da qualsiasi persona. Ciò comporta che al «comportamento» distratto della donna era attribuibile la caduta. E, ovviamente, decade ogni ipotesi di «responsabilità» del Comune.