Con la Sentenza della Corte di Cassazione, Sez. Lavoro n. 9664/2019, i giudici di P.zza Cavour hanno stabilito, da un punto i vista del principio dispositivo ex art. 2696 c.c., una importante statuizione in ordine all’onere della prova in relazione alla condotta del mobbing Mobbing

La Suprema Corte ha affermato la configurailità del “mobbing” lavorativo ove ricorra l’elemento obiettivo, integrato da una pluralità di comportamenti del datore di lavoro, e quello soggettivo dell’intendimento persecutorio del datore medesimo è onere del lavoratore che lo denunci e che chieda di essere risarcito provare l’esistenza di tale danno, ed il nesso causale con il contesto di lavoro (cfr. Cass. 06/08/2014 n. 17698 21/05/2018n. 12437). La Corte territoriale esattamente applicando tale regola e sulla base delle allegazioni e delle prove acquisite in giudizio ha escluso che fosse stata offerta la prova che le singole condotte denunciate fossero connotate da un’emarginazione o di un intento persecutorio del datore di lavoro, nella sostanza escludendo che il comportamento datoriale sia stato caratterizzato da iniziative che potessero ledere i diritti fondamentali del dipendente mediante l’adozione di condizioni lavorative “stressogene”.

Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, n.9664/2019